La ricetta della nonna per ciambelle graffe soffici: un viaggio nel gusto da non perdere

La ricetta della nonna per ciambelle graffe soffici: un viaggio nel gusto da non perdere

Le graffe napoletane, queste ciambelle soffici e profumate, rappresentano una delle tradizioni dolciarie più amate del Sud Italia. Tramandata di generazione in generazione, la ricetta della nonna custodisce segreti che trasformano semplici ingredienti in autentiche nuvole di golosità. Le graffe, conosciute anche come zeppole in alcune regioni, sono frittelle lievitate che conquistano al primo morso grazie alla loro consistenza ariosa e al rivestimento zuccherato che le avvolge. Oggi vi guideremo passo dopo passo nella realizzazione di questo capolavoro della pasticceria casalinga, svelando tutti i trucchi per ottenere ciambelle perfettamente gonfie, dorate e irresistibili come quelle che preparava la nonna nelle domeniche d’infanzia.

30

20

medio

Ingredienti

persone +

Utensili

Preparazione

1. Preparazione dell’impasto base

Intiepidite leggermente il latte fino a raggiungere una temperatura di circa 35-37 gradi, temperatura ideale per attivare il lievito senza uccidere i microrganismi responsabili della lievitazione. In una ciotola capiente, sciogliete il lievito di birra secco nel latte tiepido insieme a un cucchiaio di zucchero. Mescolate delicatamente e lasciate riposare per 5 minuti fino a quando non si formerà una leggera schiuma in superficie, segno che il lievito è attivo e pronto.

2. Incorporazione degli ingredienti

Versate la farina setacciata in una grande ciotola o nella planetaria. Create un buco al centro, tecnica chiamata fontana che facilita l’amalgama degli ingredienti liquidi. Aggiungete le uova leggermente sbattute, il restante zucchero, il pizzico di sale, la scorza di limone grattugiata e il composto di latte e lievito. Iniziate a impastare a velocità bassa se utilizzate la planetaria, oppure con le mani se lavorate manualmente.

3. Lavorazione dell’impasto

Quando l’impasto inizia a prendere forma, incorporate il burro morbido a pezzetti. Continuate a lavorare per almeno 10-12 minuti se usate la planetaria, 15-20 minuti a mano, fino a ottenere un composto liscio, elastico e leggermente appiccicoso. L’impasto deve staccarsi dalle pareti della ciotola ma rimanere morbido. Non aggiungete troppa farina anche se sembra appiccicoso: questa consistenza è fondamentale per ottenere graffe soffici.

4. Prima lievitazione

Trasferite l’impasto in una ciotola leggermente unta d’olio, coprite con pellicola trasparente e un canovaccio pulito. Lasciate lievitare in un luogo tiepido e al riparo da correnti d’aria per circa 2-3 ore, fino a quando non avrà raddoppiato il suo volume. La temperatura ideale per la lievitazione è tra 26 e 28 gradi. In inverno, potete accendere il forno a 50 gradi per un minuto, spegnerlo e posizionare la ciotola all’interno.

5. Formazione delle graffe

Quando l’impasto è ben lievitato, sgonfiatelo delicatamente premendo con le nocche. Trasferitelo in un sac à poche munito di bocchetta liscia di circa 2 centimetri di diametro. Preparate una teglia rivestita di carta da forno leggermente unta. Formate delle ciambelle spremendo l’impasto direttamente sulla teglia, creando cerchi di circa 8-10 centimetri di diametro con un buco centrale di 3-4 centimetri. Distanziatele bene perché cresceranno ancora.

6. Seconda lievitazione

Coprite nuovamente le graffe formate con un canovaccio pulito e lasciatele lievitare per altri 30-40 minuti. Devono risultare gonfie e morbide al tatto. Questo passaggio è cruciale: una seconda lievitazione adeguata garantisce quella sofficità interna che caratterizza le autentiche graffe napoletane.

7. Frittura perfetta

Scaldate abbondante olio di semi in una pentola alta o nella friggitrice fino a raggiungere 170-175 gradi. Utilizzate un termometro da cucina per controllare la temperatura: se l’olio è troppo caldo le graffe si bruceranno esternamente restando crude dentro, se è troppo freddo assorbiranno troppo olio. Immergete delicatamente le graffe nell’olio caldo, 2-3 alla volta per non abbassare la temperatura. Friggetele per circa 3-4 minuti per lato, girandole quando sono dorate.

8. Scolatura e zuccheratura

Quando le graffe sono uniformemente dorate, sollevatele con un mestolo forato e adagiatele su carta assorbente da cucina per eliminare l’olio in eccesso. Mentre sono ancora tiepide, passatele nello zucchero semolato mescolato con la vanillina in polvere, oppure spolveratele abbondantemente con zucchero a velo. La zuccheratura a caldo permette allo zucchero di aderire perfettamente alla superficie creando una deliziosa crosticina dolce.

Angelica

Il trucco dello chef

Per graffe ancora più soffici, sostituite 100 ml di latte con la stessa quantità di acqua: questo renderà l’impasto più leggero. Un altro segreto della nonna consiste nell’aggiungere un cucchiaio di miele all’impasto per favorire la colorazione durante la frittura e donare una nota aromatica delicata. Se l’impasto risulta troppo morbido da formare, potete stendere l’impasto lievitato a uno spessore di 2 centimetri e ritagliare le ciambelle con due coppapasta di dimensioni diverse. Conservate le graffe in un contenitore ermetico per massimo 2 giorni, ma sono decisamente più buone appena fatte quando sono ancora leggermente tiepide.

Abbinamento perfetto per la colazione o la merenda

Le graffe napoletane si sposano magnificamente con una tazza di caffè espresso fumante o con un cappuccino cremoso per la colazione all’italiana. Per i più golosi, un bicchiere di latte freddo rappresenta l’accompagnamento ideale che bilancia la dolcezza e la ricchezza di queste frittelle. Nel pomeriggio, una cioccolata calda densa alla napoletana crea un abbinamento paradisiaco, soprattutto nei mesi invernali. Per chi preferisce alternative più leggere, un tè nero aromatizzato al bergamotto o un infuso di agrumi complementano perfettamente i sentori di limone presenti nell’impasto.

Informazione in più

Le graffe affondano le loro radici nella tradizione culinaria napoletana del XVIII secolo, quando nelle strade della città partenopea i venditori ambulanti offrivano queste ciambelle fumanti ai passanti. Il nome deriva probabilmente dal termine dialettale che indica la forma ad anello, simile a quella di un gancio o graffa. Originariamente preparate per festività religiose come il Carnevale e il giorno di San Giuseppe, le graffe sono diventate nel tempo un dolce quotidiano apprezzato in tutta la Campania.

La ricetta si è tramandata oralmente di madre in figlia, con piccole variazioni familiari che rendono ogni versione unica. Alcune nonne aggiungevano un goccio di liquore all’anice, altre preferivano aromatizzare con scorza d’arancia invece del limone. Nei vicoli di Napoli, ancora oggi è possibile trovare friggitorie storiche che preparano graffe secondo ricette centenarie, mantenendo viva questa preziosa tradizione gastronomica che rappresenta un vero patrimonio culturale del Sud Italia.

Stampa

×
Gruppo WhatsApp